Le nostre perle

Conoscere il proprio corpo

Spesso nel mio percorso di slave ho fatto viaggi introspettivi per ottenere delle risposte dal mio corpo e dal mio essere. Uno di questo è rivolto ad il meccanismo di sopportazione del dolore. Ora, analizzando con calma questo spesso controverso punto sono arrivata alle mie conclusioni. Il dolore, il sentire male dubito che possa essere piacevole per qualche individuo oppure godremmo ogni volta che ci viene mal di pancia, mal di testa o più semplicemente sbattiamo un gomito contro lo stipite della porta. Dubito fortemente che una gamba rotta possa essere fonte di piacere o causa di un raggiungimento di un orgasmo. Eppure nel meccanismo che spinge me schiava il dolore assume un ruolo determinante per il mio benessere psicofisico legato ad un completamento di origine sessuale.Come mai questo avviene? me lo sono chiesto e richiesto e la risposta è sempre la stessa, la soddisfazione di sfidare le mie possibilità, di ampliarle e di raggiungere volta dopo volta la consapevolezza che non esiste un limite definito. E' un po' come un pilota di formula uno che non si accontenta di un solo podio durante la stagione automobilistica ma ambisce nel raggiungere il conseguimento di campione assoluto a costo di rischiare ogni volta un po' di più. E' un esempio un po' estremo ma lo spirito è lo stesso. L'orgoglio di rappresentare qualcosa di unico ed irripetibile ma non tanto per fare un favore a qualcuno quanto per completare un anello che non esisterebbe se i due vertici di una linea non arrivassero a toccarsi. Il dolore è quindi una sfida quotidiana con me stessa ed i miei limiti , intesi come sopportazione, che non è vero che non esistono, esistono eccome, ma che non devono fossilizzarsi nella stessa posizione ma andare sempre un po' più oltre. La percezione del dolore è anche vero che può essere influenzata da diversi fattori che non sono da intendersi legati all'intensità, ad esempio, di un colpo di frusta che subisco, ma piuttosto alla capacità che ho in quel momento di spingere la mia mente oltre alla percezione fisica. Un ambientazione particolare, una parola detta al momento giusto, una condizione fisica ottimale, è chiaro che sono fattori che mi aiutano ad aumentare la mia sopportazione, ma quello che più di tutto mi sprona è la volontà di essere. Spesso mi arrabbio quando sento frasi in cui una persona si definisce slave ma che afferma di non voler provare nessun dolore. Mi arrabbio e mi offendono queste cose perchè io, schiava, ho lavorato e lavoro su me stessa costantemente per ottenere dei risultati che fanno bene sia a me che alla persona che mi guida e ci completano a vicenda. Dove sta il lavoro introspettivo di queste persone che si definiscono bdsmer? dov'è la volontà di andare oltre? eppure vengo messa spessissimo alla pari di chi dice no questo non mi piace no questo non lo voglio. A nessuno piace il dolore ma una schiava ama il dolore per ciò che rappresenta e lo sopporta lo tollera ed in fine lo cerca perchè diventa una componente indispensabile per vivere un rapporto bdsm che non metta limite alla fantasia e al piacere di essere un tutt'uno. Non so se questo possa servire o meno a qualcuno, non so se chi legge sarà d'accordo o meno ma so che questa sono io e questa è la motivazione che mi spinge a sopportare il dolore.

Babette Dragoone
 
Danza perversa

Danzava al centro del salone , coperta di trasparenti veli. Danzava spostado il soffio della luce. Volteggiava ai suoi occhi con maliziosi sorrisi. Ne catturava l'attenzione leggiadra. Ad un suo cenno, ella si avvicinò per cadere come seta ai suoi piedi. La sua mano forte potente si posò sulla testa. Poche sussurrate parole e nei loro occhi divampò un fuoco. Le mani iniziarono a tremare, i sospiri si fecero affannosi. Lacrime di sudore si unirono nell'amplesso. Ora la danza era folle, oscena ed irriverente. I nervi del loro corpo erano le corde dell'arpa. Lui la prese, lei si abbandonò. Un'orgasmico urlo annunciò lo spegnersi di mille candele. Il silenzio dell'estasi di questa danza perversa. 

Alexia 20 luglio 2012


Frustate

Un amica mi ha chiesto cosa penso tra un colpo e l'altro di frusta. 
L'ho guardata negli occhi sorridendo - "A volte i pensieri sono parole sussurrate o urlate e dicono: ancora !"

Alexia 

Aquiloni senza funi

Spudorata creatura di catene e dolore. Preda dei sogni. L’uomo le afferra un seno, lei maschera il suo volto di rabbioso dolore, allora lui stringe maggiormente e lei cede alla sua volontà. Lui rabbioso, le scosta le gambe facendola sorridere dal suo taglio. Tutti i presenti devono vedere il suo essere femmina carnale e schiava. Vuole il suo abbandono senza veli di vergogna, la vuole fiera. Lei percepisce l’aria fresca sulla pelle della vulva spalancata , si abbandona e socchiude gli occhi mentre lui la sfrega rudemente sulla carne maleodorante. La mano di lui agisce con sapiente perversione e tre dita entrano nella sua grotta. Lei dal profondo della sua femminilità risale un urlo soffocato che trova sfogo attraverso le labbra, sposta i fianchi verso di lui e lascia che i suoi umori facciano il loro corso. Ma lui resta impassibile a guardarla , la mano è ferma. La guarda dritta negli occhi mentre la femmina prende fiato, un respiro profondo quanto straziante è quella mano ferma, lo guarda senza pronunciare parola ma dicendo tutto, lui è contrariato si avvicina per baciarla e le afferra la lingua tra i denti. Abbandonata al dolore con un sibilo più simile a un rantolo che ad un lamento le sfugge, continua a guardarlo ed accenna un piccolo movimento coi fianchi attendendo la sua reazione. Tutto si muove attorno a loro , tutto è fermo, non esiste un tempo , non esiste nessuno e nulla, lui estrae le tre dita , racchiude la mano e la penetra nuovamente con rabbia. Il respiro della donna ora è più affannoso, vuole quella mano e spinge ad accoglierla incurante della tensione che sente fra le gambe, tensione di muscoli che si tendono all'inverosimile.
- A me la tua carne puttana , a me la tua anima di bestia in calore spudoratamente offerta per il piacere osceno della mia mente perversa.
Quelle parole sortiscono in lei, l'effetto desiderato, lacrime di perverso piacere colano inesorabili sui suoi glutei, spalanca le gambe offrendo la bestia , la puttana che brama di essere carne, urla come una cagna. Allora l’uomo entra ed affonda dentro la carne ebra di piacere alla ricerca dell'anima della tigre, la brama quale pasto per l'immortale guerriero del piacere. Lei, cavalcando un nero destriero , galoppa verso i confini dell'irreale, attraverso fuochi dell'inferno e anime inquiete che la trasportano nel limbo dell'impossibile. Si agita e ulula al vento.
- Ulula lupa , ulula alla tua luna e richiama il re dei licantropi che ti guidi nell'inferno dove sarai incatenata a vita !
Le carni della donna cedono, accogliendo il morso della passione, ormai fuori dal contatto reale si abbandona allo spazio infinito e si aggrappa con forza a colui che è portatore della sua esistenza libera nelle sue catene. Ora la mano si muove lentamente ma in modo costante e dolce entra nelle tenebre della lussuria , se ne bagna. E’ come una danza, un volo di aquiloni senza fune che sempre più in alto fanno brillare i loro colori, la mente di lei si apre, il suo corpo si tende, cerca lo sguardo dell’uomo in implorante attesa di un consenso. Uno sguardo, un taglio di lama perfora i suoi occhi di femmina puttana in cerca del piacere :
- carne puttana urla a tutti la tua essenza , schiudi la rosa e spargi il profumo del tuo peccato.
I lamenti sono il coro del suo desiderio, del loro desiderio, prende fiato, le manca il fiato, un violino suona la sua melodia, esplode come un fuoco d'artificio in una calda sera d'estate ed il suo fuoco accompagna la sua voce in un contrasto di primordiale piacere. Lui estrae la mano dal pozzo , la spalanca davanti al muso della bestia, poi lentamente la porta artigliandogli tutto il volto .
- Lecca il tuo siero , demone infernale dei miei sogni.
La schiava schiude le labbra e assaggia il nettare del suo peccato, ingorda del suo stesso essere e fiera di colui che sa farla volare, mentre lui spalanca due dita ed incontra la lingua della serpe che lecca il veleno del loro amore immortale. Si droga del suo piacere e si accascia come esausto nel suo grembo.
- Ti amo sempre di più cagna.
Lei si abbandona accanto a lui.
- Ti Amo è poca cosa per noi che sappiamo cosa voglia dire amore oltre l'amore.
I loro sguardi si perdono all’orizzonte ove il sole disegna una luce ambrata nella quale si perdono mille aquiloni senza funi.


Djablo & Babette

Considerazione

alla penombra nuda, con le manette, distesa sullo straccio di una lisa gonna, attendo il cick del moschettone ....Nel silenzio rifletto sui peccati e cerco le motivazioni all'abbandono. Un muto silenzio fatto di pensieri culla la mia mente di schiava che attende la sua guida. Mi avvolgono mentre mi vesto di aria ma non di vergogna nell'accettare la mia umilizione a fronte di quella che per molti è una carezza e che si chiama considerazione Saprò guadagnarmela con il mio tacito attendere.....

Alessia

L'inferno

 ... Scongiurai che qualcuno la facesse smettere e che al tempo stesso qualcuno mi prendesse così, ma non accadde nulla di tutto questo. Come un banditore di schiave lui continuò nella sua deflagrante disamina del mio essere lì , nuda ed esposta, ma in un certo senso intoccabile. Ero a pezzi sebbene tutto dovesse ancora iniziare. Sentivo il mio siero colare tra le mie gambe inarrestabile , caldo troppo caldo per essere freddamente considerata da tutte quelle persone. Mugolavo ed ansimavo come frustata dalle sue parole. Bramavo la possessione in preda ad uno stato di pura follia mentale. La corde stavano segnando polsi e caviglie da tanto mi agitavo. Ero come posseduta . Ero la demone del peccato caduta nell’inferno della sua mente diabolica. 

Alexia

Imparerai

Dopo un po’ di tempo imparerai, che il sole brucia se ti esponi troppo. Accetterai che le buone persone possono ferirti qualche volta, e che avranno bisogno del tuo perdono, imparerai che parlare può alleggerire i dolori dell’anima… scoprirai che ci vogliono anni per costruire la fiducia ed appena qualche secondo per distruggerla, e che potresti fare cose di cui ti pentirai per il resto della tua vita.
Imparerai che quando sei in collera, hai il diritto di esserlo, ma non hai il diritto di essere crudele, imparerai che ci sono persone che ci amano ma non sanno dirlo, imparerai che non sempre ti basta essere perdonato, ma che qualche volta dovrai imparare a perdonarti, imparerai che con la stessa severità con la quale giudichi, anche tu un giorno sarai giudicato. Imparerai che non importa in quanti pezzi si è rotto il tuo cuore, il mondo non si ferma aspettando che tu lo ripari. Imparerai che il tempo non può tornar indietro.


(un caro amico)