Da conoscere e non perdere

 Pirandello e la solitudine


“La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi“
(Luigi Pirandello - Uno, nessuno, centomila)



L’asino e il contadino

Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell'asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l'asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide, L'asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice.
Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci.
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.


(anonimo) 

Uno stendardo strano

Un bel racconto estratto per voi dal capolavoro di Guillaume Apollinaire - Le 11000 Verghe.

"Spogliarono il bell'Egon: era un giovanotto di straordinaria bellezza, con dei seni come quelli di un ermafrodito. Davanti a tanta grazia i soldati tirarono fuori i loro arnesi vogliosi. La visione commosse Cornaboeux che, con le lacrime agli occhi, chiese al suo capo di risparmiarlo, ma Mony fu inflssibile e si limitò solo a permettere al suo attendente di farsi succhiare L'uccello dalla affascinante Efebo, che culo in fuori, ricevette uno alla volta nel suo ano dilatato le verghe raggianti di felicità dei soldati, che da bravi bruti, cantavano inni religiosi vantandosi dlla loro cattura. La spia dopo che ebbe ricevuta la terza scarica di sperma prese a godere furiosamente e dimenava il culo succhiando l'uccello di Cornaboux, come se avesse avuto davanti a se stesso trentanni da vivere. Intanto era stato rizzato il palo di ferro che avrebbe dovuto servire da sedia per il culattone. Quando tutti i soldati si furono fatti il prigioniero, Mony mormorò qualche parola all'orecchio di Cornaboeux, tuttora godurioso per il lavoretto che era stato fatto al suo arnese. (...)
Cornabeux partì per il bordello e se ne tornò rapidamente indietro Insieme alla giovane puttana giapponese Kilyemù, che si domandava che volesse da lei. All'improvviso vide gon, che era stato appeso appeso conficcato, imbavagliato sul palo di ferro. Si contorceva tutto e la punta, un po' alla volta, gli entrava nel didietro, il suo palo davanti era invece duro fino quasi a rompersi. (...) I soldati la denudarono ed issarono il suo corpicino su quello dell'impalato. (...)La povera animuccia semplice non si capacità di quella barbarie, ma la verge che la riempiva la eccitava troppo alla voluttà. Diventò come folle ed il suo agitarsi faceva scivolare sempre più il corpo del suo amante lungo il palo. Egli morì venendosene. Era un ben strano stendardo, quello formato da quest'uomo imbavagliato e dalla donna che si agitava su di lui... Un sangue scuro andava a formare un lago alla base del palo, gridò Mony."



Piangere 

Perché solo chi ha molto pianto sa ridere bene. Piangere è facile, ridere è difficile. 

Oriana Fallaci dal libro "Lettera a un bambino mai nato"

Morire dalla parte giusta

"ma come facevo a non amare gli uomini, questi uomini sempre maltrattati, sempre insultati, sempre crocifissi, ma come facevo a dire che è tutto inutile e a cosa serve nascere a cosa serve morire? Serve ad essere uomini anziché alberi o pesci, serve a cercare il giusto, perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l'importante non è morire, è morire dalla parte giusta, e io muoio dalla parte giusta.."

Oriana Fallaci - Niente e così sia